Donzelli Editore, 2006

 

Collana  Saggi. Storia e Scienze Sociali

282 pagine

ISBN:  88-6036-095-1

Perché i pentiti si pentono? E cosa pensano i siciliani dei pentiti?
Queste due domande, apparentemente assai diverse, hanno invece
una stretta correlazione tra loro. In un contesto in cui le strategie
comunicative delle principali organizzazioni malavitose sono orientate
a ridurre al minimo il valore dello scambio verbale, enfatizzando le
potenzialità simboliche dei gesti, degli sguardi, del non-detto, è
da sempre considerata cruciale la scelta del silenzio. Così come la
violazione della regola che lo impone sta a significare un malessere,
una frattura che inevitabilmente incide sulla vita dell’intera organizzazione.
Il volume - curato da Alessandra Dino - guarda al fenomeno del pentitismo
in un’ottica di ampio respiro, storico, sociologico, giuridico: solo
in questo modo è possibile valutare quanto il cambiamento introdotto
dalla rottura delle regole omertose abbia influito non solo sulla
struttura delle reti criminali, ma anche sulla società civile e sulle
istituzioni del nostro Mezzogiorno.
A una ricostruzione della complessa legislazione sul pentitismo e del
retroterra storico in cui l’istituto dei collaboratori di giustizia si
è imposto ai tempi del maxiprocesso, fa seguito un’indagine sul campo,
che restituisce la percezione diffusa e il giudizio ambivalente sulla
figura del pentito di mafia. Attraverso una serie di domande rivolte a
persone differenti per età, sesso, istruzione, orientamento politico,
e residenti nelle nove province siciliane, si è cercato di stabilire
quanto a una valutazione d’impatto negativa corrisponda nei cittadini
una effettiva conoscenza della realtà giudiziaria e quotidiana dei
collaboratori di giustizia.

Saggi di Felia Allum, Clara Cardella, Alessandra Dino, Francesco La Licata,
Salvatore Lupo, Marilena Macaluso, Monica Massari, Cataldo Motta,
Simona Riolo, Gioacchino Natoli, Rocco Sciarrone.