Per lungo tempo, gli studi e la letteratura sul tema hanno fortemente sottovalutato il ruolo delle donne all’interno delle organizzazioni criminali mafiose, con ciò rispondendo ad uno stereotipo fortemente avallato all’interno degli stessi sodalizi, secondo cui le figure femminili ne rimanevano escluse perché poco adatte allo svolgimento di mansioni criminali, presentando le organizzazioni mafiose come cellule rigidamente monosessuali. Tale stereotipo non solo ha falsato la prospettiva degli studi criminologici, ma ha giocato anche un importante ruolo sul piano giudiziario, assicurando a lungo una quasi totale impunità alle donne che gravitavano nell’universo mafioso.

Partendo da tale riflessione, è nata l’idea di una ricerca che approfondisse le espressioni simboliche e i processi comunicativi delle donne inserite, a diverso titolo, all’interno del mondo di Cosa Nostra.

Lo studio ha cominciato col mettere a fuoco il ruolo femminile e l’articolato orizzonte comunicativo utilizzato nell’universo mafioso per esprimere e trasferire i messaggi e i “valori”, tramandandoli alle generazioni future, rendendoli immediatamente riconoscibili, tutelandoli dalle influenze esterne e dai fenomeni di contaminazione culturale. Attraverso queste analisi, sono stati individuati i segnali di un profondo processo di mutamento realizzatosi, nel corso degli ultimi anni, proprio all’interno del mondo, a prima vista immutabile, di Cosa Nostra.

Oltre al supporto bibliografico, sono state realizzate interviste e campionature, sono stati raccolti materiali e documenti di vario genere, rassegne stampa tematiche e materiali giudiziari.

Nel corso dell’indagine, sono emersi, inaspettatamente, i confini di una vera e propria “micro-società”, capace di mantenere netti i confini all’interno dei quali si definisce la sua identità; un sistema a se stante, che vive e svolge le sue attività – lecite ed illecite – parallelamente a quelle del contesto sociale più ampio in cui si è sviluppato; intrecciandosi e confrontandosi, nella vita quotidiana, con le esperienze ed i vissuti degli “altri”, di coloro – i più – che non fanno parte di questo universo chiuso e selettivo. Quello che ci ha maggiormente colpito, è stata proprio l’estrema vicinanza e, contestualmente, la profonda estraneità di questo sistema parallelo, la sua contiguità con situazioni e contesti che, fino ad allora, avevamo considerato assolutamente “normali”.

Un primo elemento emerso dai dati raccolti, conferma l’ipotesi di partenza che insisteva sulla centralità del ruolo delle figure femminili in Cosa Nostra; una centralità caratteristica non solo dell’attuale fase storica, ma che è stata una condizione radicata anche nel passato, seppur con sfumature diverse. Un secondo, importante aspetto messo in luce dalla ricerca riguarda l’evoluzione della dimensione comunicativa e dei processi di scambio e interazione all’interno stesso delle famiglie mafiose e del contesto criminale in cui esse agiscono. Scambi che un tempo erano fortemente caratterizzati dalla presenza di codici, di simbologie, di linguaggi altamente evocativi, e che oggi hanno subito un profondo processo di cambiamento. La terza, suggestiva, traccia di lavoro, riguarda l’importanza – non solo e non sempre semplicemente strumentale – del fattore religioso, da cui Cosa Nostra trae forme di legittimazione e consenso. Proprio sulla pista di ricerca che si snoda intorno all’intreccio tra donne, religione e mafia, si è aperto un nuovo orizzonte di indagine estremamente interessante, da esplorare con attenzione attraverso ulteriori e approfondite analisi.

 

La ricerca, inizialmente avviata all'interno del Dipartimento di Scienze Penalistiche e Criminologiche dell'Università degli Studi di Palermo, nell'ambito di un accordo di programma con l'Amministrazione comunale pro-tempore, prosegue oggi presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Ateneo palermitano, in collaborazione con  ECPR Standing Group on Organized Crime. 






 




IL GRUPPO DI RICERCA DELL'ACCORDO DI PROGRAMMA 2000/2001

Alessandra Dino (Università di Palermo); Franco Di Maria (Università di Palermo); Ernesto Savona (Università di Milano); Giovanni Fiandaca (Università di Palermo); Renate Siebert (Università della Calabria); Felia Allum (Università di Bath - UK); Girolamo Lo Verso (Università di Palermo); Marcelle Padovani (Corrispondente Stampa estera); Cataldo Motta (Procura di Lecce); Gioacchino Natoli (Tribunale di Palermo); Roberto Scarpinato (Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo); Teresa Principato (Direzione Nazionale Antimafia); Adriana Rossi (Università di Rosario – Argentina); Yakov Gilinskij (Università di San Pietroburgo – Russia); Denise Frossard (Magistrato a San Paolo - Brasile); Annamaria Milito (Università di Palermo).



IL LIBRO















Flaccovio Editore, 1997

Collana  Saggi

166 pagine

ISBN:  88-7804-141-6



ALCUNE RECENSIONI

D - la Repubblica, febbraio 1997

Corriere della Sera, 14 novembre 1997


LA TRASMISSIONE RADIOFONICA Donne, mafia e antimafia: le tante diversità

La trasmissione (in quattro puntate) è stata curata da Sonja Riva ed è stata messa in onda dalla RTS - Radiotelevisione svizzera di lingua italiana - Rete 2.

Puntata del 2 febbraio 2009
Puntata del 3 febbraio 2009
Puntata del 4 febbraio 2009
Puntata del 5 febbraio 2009